Quattro domande sull’editoria

Ricevo da Elena Corea, studentessa di un corso di scienze della comunicazione all’Università di Reggio Emilia queste domande:

Un’indagine del Censis sull’uso dei media in Italia traccia un quadro positivo in merito alle trasformazioni derivate dall’uso di nuove tecnologie. I media offrono, rispetto al passato, diverse modalità di impiego (ad esempio, la televisione tradizionale è affiancata da quella satellitare, via cavo, digitale, ecc.); i contenuti si configurano sempre in maggiore autonomia rispetto al veicolo della loro diffusione. Il libro però è l’unico supporto ancora insuperato rispetto agli altri media. I dati dicono che il 59,4% delle persone utilizza il libro, mente solo il 2,9% l’e-book. Perchè?
Io riformulerei la sua domanda così: le funzionalità aggiuntive, rispetto al libro su carta, offerte dagli ebook sono reali? e altra domanda, se hanno senso, perchè non si è ancora sviluppato un mercato degli e-book? E la risposta è: poche persone usano e-book perché non ci sono e-book da comperare con le adeguate funzionalità che vengono richieste dai lettori.
Le funzionalità dell’ebook vanno al di là della semplice lettura, sconfinando nella raccolta, ricerca e gestione dei contenuti. Su questo direi che concordano tutti. E’ l’idea stessa di libro che viene modificata. D’altra parte per leggere e studiare un testo il formato cartaceo è ancora insuperato, infatti tutti i device (kindle, nook, ecc) cercano di aggiungere alle funzionalità appena descritte, quella tradizionale di poter leggere comodamente un libro, magari in posti e in momenti inusuali.
Perché il mercato degli e-book non si è ancora sviluppato? Sia per problemi tecnici (quale standard?) che per problemi di natura legale-commerciale (i diritti d’autore). La tecnologia in questo campo è molto recente e quindi il modello di business deve ancora essere messo a punto. I file vanno distribuiti (in quale formato?) o vanno solo consultati in rete su un PC, su un lettore portatile (kindle, nook, ecc.), su un cellulare come I-Phone? Senza uno standard nessuno osa fare il primo passo. In Italia, diversamente dagli StatiUniti (vedi ad esempio http://radar.oreilly.com/ 2009/02/ state-of-the-computer- book-mar-24.html), il mercato degli e-book non esiste anche per la paura che hanno i grandi editori che questo evento faccia perdere loro il controllo sui diritti d’autore, come è successo nella musica. I piccoli editori non hanno i capitali per i necessari investimenti, né la quantità di contenuti che farebbero decollare il mercato. Rispondere a queste domande, cioè costruire un modello di business, è il tema su cui oggi tutti gli editori si stanno esercitando.
Altre letture per avere informazioni statistiche aggiornate.

Il rapporto sull’editoria italiana 2009:  http://www.aie.it/ Portals/21/Files%20allegati/ sintesiRapporto2009_R.pdf e

anche l’indagine sui consumi digitali: http://www.osservatorio contenutidigitali.it/

Un’altra analisi mostra, negli ultimi anni, una crescita della quantità di editori che usano la rete come canale di vendita e di diffusione della conoscenza del proprio catalogo, mentre sono ancora pochi quelli che distribuiscono prodotti editoriali in formato elettronico, gratis o a pagamento. Come mai?
Fin dagli inizi della diffusione del web si vide che questo era il luogo perfetto per raggiungere piccoli gruppi di consumatori, numerosi per giustificare lo sforzo di vendita ma non così tanti da poter essere soddisfatti dalle tradizionali reti distributive. Spontaneamente il web è diventato il paradiso di chi cerca musica improbabile, film che nessun vede al cinema e libri introvabili. Questi lettori in un qualche modo marginali, rispetto ai grandi numeri della distribuzione commerciale ricadono in quella parte delle distribuzioni statistiche denominata ‘coda’. Lei forse avrà studiato cos’è una gaussiana, le code hanno a che fare con le parti più lontane dalla media … Questa considerazione è nota con il nome di ‘The Long Tail’, vedi
http://www.wired.com/ wired/archive/ 12.10/tail.html dove viene formulata l’idea per la prima volta da Chris Anderson. Il libro di carta del piccolo editore trova quindi un luogo ideale di vendita nel web. Diverso è invece il problema della distribuzione effettiva di contenuti digitali, che come abbiamo visto nella domanda precedente ha delle difficoltà peculiari.

La diffusione del computer nelle nostre case ha permesso l’avvento di una sorta di “fai da te” della tipografia, che è ora a portata di mano di tutti gli utenti. Inoltre, compaiono sempre più dei siti internet di self-publishing attraverso i quali un autore può pubblicare da solo il proprio volume, scegliendo le caratteristiche tipografiche che più gli aggradano, fissando il prezzo dell’opera e ottenendo royalties. Come crede che queste nuove tecnologie in via di sviluppo influiranno sull’editoria tradizionale?
Sul web si è diffusa una grande quantità di contenuti che sono noti come User Generated Content (UGC). Su Flickr tutti sono fotografi, su YouTube tutti registi e su Lulu tutti autori ed editori. Per non dire dei blogger, forse tutti giornalisti? Purtroppo il web è solo apparentemente il paradiso dei contenuti. Lì come nella vita di tutti i giorni il proprio spazio va conquistato e difeso, costruito con le opportune attività di marketing, pena la condanna al totale anonimato, proprio come nel mondo reale. E non basta Google ad aiutare gli sconosciuti.
Dove le nuove tecnologie e i contenuti UCG hanno veramente cambiato la situazione è nelle modalità di diffusione delle informazioni alla propria comunità: i blog o le auto pubblicazioni sono materiali destinati alla circolazione tra i propri pari, i propri colleghi, gli altri scienziati della propria disciplina che costituiscono peraltro i soliti manzoniani 25 lettori. L’editoria, che raccoglie e consolida i risultati delle ricerche, ha risentito positivamente di questo fatto.

Dalla Sua esperienza, ha notato un incremento della diffusione della cultura dovuto ai nuovi media (internet e computer)?
Difficile dirlo. In questi anni la diffusione dei nuovi media si è accompagnata alla crescita costante del numero dei laureati ma sostenere che vi sia un qualche rapporto di causalità tra questi due fenomeni richiederebbe un’apposita ricerca. Quello che si può dire, come nella precedente risposta, è che le nuove tecnologie hanno reso popolari strumenti di diffusione delle informazioni (blog, wiki, forum) che prima non erano disponibili. Per terminare con una battuta, bisogna sempre ricordarsi che Tim Berners Lee sviluppò i protocolli HTTP e il linguaggio HTML, alla base del web, proprio per facilitare la diffusione delle informazioni all’interno del CERN, dove lavorava. Il web da allora, era la fine degli anni Ottanta, ha fatto tanta strada.

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